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Come e perché è variato il profilo sensoriale del caffè ottenuto con sistemi a pressione negli ultimi 140 anni fino a giungere all’attuale tazzina di Espresso Italiano: ecco il percorso sperimentale realizzato da Caffè Milani insieme all’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè

Pur limitando la nostra osservazione alle sole due specie principali (Arabica e Canephora), il caffè rappresenta, alla pari degli umani, una popolazione sterminata di individui diversi tra loro in funzione di genoma, clima, terreno e persino dell’esposizione al sole della singola drupa13615435_1204157859628414_1530454627911486677_n. Come se non bastasse le ciliegie sono lavorate con modalità decisamente diverse e i chicchi si modificano durante la conservazione e con la tostatura. Infine, per ultimo in ordine di tempo, ma non di importanza, le modalità di preparazione sono decisive per la scultura del profilo sensoriale della bevanda in tazza. Nelle diverse epoche tutti questi fattori sono mutati in un gioco senza fine sotto l’influenza di cambiamenti climatici, economici e sociali, nonché dell’ingegno umano, da sempre proteso verso l’innovazione. Al tramonto del XIX secolo il caffè c’era ed era entrato nelle abitudini degli occidentali almeno da tre secoli. Durante questo lasso temporale si erano sviluppati molti sistemi per farlo. In pratica, per almeno tre secoli, il mondo del caffè lavorò sodo per soddisfare tre necessità tra loro fortemente connesse: rapidità, forza e piacere. Obiettivo che raggiunse solo nel secolo scorso con la nascita dell’espresso.

Le tappe significative

Vediamo quindi quali sono stati i momenti in cui si sono generati i grandi cambiamenti:

  • 1845 Prima miscela
  • 1857 Prima macchina a vapore
  • 1884 Prima macchina a vapore da bar
  • 1897 Registrazione della Canephora
  • 1922 Prime importazioni di Canephora
  • 1935 Applicazione aria compressa
  • 1947 Applicazione della leva
  • 1960 Applicazione della pressione con pompa
  • 1993 Fondazione di Iiac
  • 1998 Fondazione di Inei

L’evoluzione della tostatura

La scoperta da parte dell’umanità che il fuoco non ha solamente effetto sulle caratteristiche igieniche degli alimenti, ma anche su quelle sensoriali aumentando il piacere, coinvolse ben presto anche il consumo del caffè che passò dalla bollitura delle drupe all’infusione dei semi sapientemente tostati. Fino alla fine del XIX secolo la tostatura avveniva però a conduzione, vale a dire fornendo il calore attraverso un materiale come il ferro. L’obiettivo veniva raggiunto, ma non di rado l’aroma era alterato da sentori empireumatici e il gusto pregiudicato da poco piacevoli contrasti tra amaro e acido. L’utilizzo di sfere di acciaio che ruotavano su una fonte di calore, il più delle volte fornito da legna, migliorava il risultato della tostatura per la maggiore omogeneità raggiunta, ma il vero salto di qualità si fece dopo la seconda guerra mondiale con l’introduzione delle tostatrici riscaldate a gas nelle quali il trasporto del calore era affidato ad aria calda. L’Espresso Italiano si sviluppa dunque su macchine a tamburo di questo tipo che funzionano a “cotte” con cicli variabili tra 17 e 27 minuti. Oggi dotate di software sofisticati che rendono il processo più sicuro, sono però sempre governate dall’uomo che, attraverso un’impostazione sapiente, ottiene da caffè crudo che giunge da ogni parte del mondo, le componenti ideali per comporre miscele ricche, profonde e potenti.

La Miscela: l’arte italiana di combinare matrimoni d’amore

L’arte della miscela si sviluppa in Italia ed è alla base dell’Espresso Italiano. La miscela sopravanza infatti cronologicamente le macchine per la preparazione del caffè espresso: già nel 1845 celebri trattati descrivevano le migliori qualità di caffè per ottenere una miscela eccellente e come trattarle in tostatura per ricavare dalle singole origini più componenti. La miscela dunque non nasce solamente per dare al consumatore un caffè dal profilo sensoriale costante o per migliorare la tenuta del panello di caffè sotto la pressione delle macchine, bensì per aumentare in modo mirabile il profilo aromatico del caffè in tazza, mettendo in risalto ciò che specie, varietà e origini hanno da offrire per incrementare il piacere.

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Rapido, potente, piacevole: per oltre tre secoli il mondo cercò un caffè con queste caratteristiche. Ci arrivarono gli italiani, qualcuno dice per risparmiare caffè. Ma quale fu la via? Quali le tappe?

Pur limitando la nostra osservazione alle sole due specie principali (Arabica e Canephora), il caffè rappresenta comunque, alla pari degli umani, una popolazione sterminata di individui diversi tra loro in funzione di genoma, clima, terreno e persino dell’esposizione al sole della singola drupa. Come se non bastasse le ciliegie sono lavorate con modalità decisamente diverse e i chicchi si modificano durante la conservazione e con la tostatura. Infine, per ultimo in ordine di tempo, ma non di importanza, le modalità di preparazione sono decisive per la scultura del profilo sensoriale della bevanda in tazza. Nelle diverse epoche tutti questi fattori sono mutati in un gioco senza fine sotto l’influenza di cambiamenti climatici, economici e sociali, nonché dell’ingegno umano, da sempre proteso verso l’innovazione. Vediamo quindi questo percorso, a grandi balzi, cercando di immaginare quale poteva essere il profilo sensoriale del caffè ottenuto nelle diverse tappe.

Decozione delle drupe

È sicuramente il metodo più antico e indubbiamente raggiungeva lo scopo di ottenere un decotto con le proprietà salutari del caffè, poteva rendere salubre l’acqua (fino a un certo punto) e dare un buon apporto di acidi organici, sali minerali e persino di carboidrati. Di certo non aveva nulla a che vedere con il nostro caffè perché privo del patrimonio aromatico derivante dalla tostatura e, pur pensando che gli utenti raccogliessero solo ciliegie ben mature, quindi con 23-25 Brix di concentrazione zuccherina, per quanto elevata potesse essere la gratificazione generata dal dolce, l’amaro e l’astringente la facevano da padroni in un contesto aromatico dominato dal vegetale. Insomma, non era un metodo rapido e non offriva un caffè capace di donare piacere. Una variabile, in uso ancora oggi, è la bollitura della buccia delle drupe essiccata e leggermente tostata. è un esperienza, ma è lontana da quanto noi intendiamo come caffè.

Decozione dei semi

Per tre volte il caffè deve prendere il bollore, così diceva Brillat Savarin, magistrato parigino dei primi Ottocento che dedicava alla tavola un impegno non certo inferiore a quello prodigato nella somministrazione della giustizia. è un metodo antico giunto fino a noi con il nome di caffè alla turca, oggi dichiarato dall’Unesco patrimonio immateriale dell’umanità. Di certo consente di sfruttare pienamente il caffè anche se reso polvere poco fine, artifizio che agevola l’illimpidimento della bevanda. Il metodo non è rapido e, sotto il profilo sensoriale, lascia un poco a desiderare: i solidi che restano sono decisamente fastidiosi, una parte degli aromi più eleganti si perde e il sentore di cotto può emergere senza ritegno.

Percolazione

L’idea di avere una bevanda senza la presenza di parte della polvere di caffè solleticò il genio creativo di molti, tanto che in un manuale francese del 1832 si trova la dissertazione intorno alla colla di pesce per chiarificare il caffè. L’autore non manca di annotare come la pratica impoverisse il caffè dei suoi aromi più nobili. Per raggiungere l’obiettivo il metodo più semplice era quindi quello di versare acqua calda sulla polvere di caffè sostenuta da un filtro in grado di trattenere i solidi. Fu un’idea vincente, tanto che ancora oggi questo metodo risulta il più utilizzato al mondo, seppure con diverse sfaccettature e attrezzature. Ovviamente l’esaurimento della polvere del caffè risulta correlato in modo diretto al grado di comminuzione, ma tanto più questo è alto e tanto più sarà elevato il tempo di preparazione. Il che comporta di dover preparare molto caffè alla volta per renderlo disponibile alla bisogna, facendo perdere il vantaggio della qualità sensoriale in quanto la bevanda riscaldata — o mantenuta in temperatura per lungo tempo — subisce un sensibile deterioramento. Per ovviare all’inconveniente per tutto il XIX secolo si lavora intorno all’obiettivo di rendere più veloce la percolazione. Le vie proposte dai diversi sperimentatori, che tra l’altro diedero origine a decine di brevetti, furono diverse: diamo uno sguardo alle principali.

La gravità

La forma tradizionale del percolatore più semplice è costituita da un cono rovesciato e, quindi, risulta evidente che qualsiasi polvere si ponga in esso non si disporrà con lo stesso spessore offrendo così resistenze diverse, da punto a punto, all’attraversamento dell’acqua, con la conseguenza che si avranno livelli diversi di estrazione di quanto la polvere contiene. Ma anche l’acqua, nella sua caduta, genera smottamenti e agglomerazioni foriere di vie preferenziali per esaudire il flusso richiesto dalla forza di gravità. Dunque l’attenzione degli sperimentatori si rivolse all’ottimizzazione dello spessore del panello e della distribuzione dell’acqua calda su di esso. Nasce quindi la prima caffettiera filtro, attribuita addirittura all’arcivescovo di Parigi Jean Baptiste de Belloy. Nel 1802 è però Henrion a brevettare una caffettiera a doppia intercapedine per tenere caldo il caffè, concetto poi abbandonato da Hadrot (1806), che però perfezionò molto la stabilità del panello introducendo un pressino in grado di regolare lacompattezza dello strato di caffè e di distribuire l’acqua a pioggia. A livello sensoriale Hadrot cerca inoltre di porre rimedio al problema del ferro con il quale erano costruite le caffettiere all’epoca, elemento che interagisce con gli acidi fenolici del caffè dando percezioni metalliche. La caffettiera di Hadrot aveva il pregio di avere le forate in lega di stagno e bismuto. Con Hadrot il concetto di produrre utensili in cui la polvere è racchiusa in filtri metallici è ormai acquisito, ma una bella innovazione la dobbiamo al lattoniere Morize (1819) che, per primo, brevetta una caffettiera che si capovolge, riunendo così in un unico attrezzo il contenitore per riscaldare l’acqua e quello per la raccolta del caffè. Di fatto è l’antesignana della nostra napoletana.

L’ottimizzazione di panello e diffusione del solvente aveva un po’ migliorato la velocità, ma la gente continuava a ricercare la forza, possibilmente senza usare molto caffè. In questo gioca un ruolo essenziale la temperatura e il tempo di contatto tra il solvente e la polvere. Sottraendo dal fuoco l’acqua bollente e ponendola a contatto con superficie fredda si ha un normale calo della temperatura che non agisce tanto sulla velocità della preparazione, ma sulla potenza della bevanda. E mentre per noi lavorare a temperature più basse è un pregio, all’epoca non la pensavano affatto così. Già con la caffettiera che si capovolgeva si limitava il raffreddamento dell’acqua, ma sempre nel 1819 un certo Laurens brevetta un utensile con la circolazione a pompa: in pratica la parte inferiore è a tenuta di pressione e l’acqua, riscaldata da una lampada, viene spinta in un collettore che termina con un dispersore in grado di distribuirla sul caffè che si trova nella parte superiore. Con un piccolo passo si giunge alla caffettiera di madame Jeanne Richard del 1837 che permette di regolare la forza del caffè mediante il riciclo del medesimo sul panello. Inutile dire che la potenza ne guadagnava a tutto discapito del piacere.

Il vuoto

Nella prima metà del XIX secolo il caffè si appropriò del vuoto. Di fatto, facendo scaldare l’acqua in un recipiente collegato a un altro in cui si pone il caffè, in un sistema ermeticamente chiuso, nel momento in cui si toglie la fonte di calore il raffreddamento del primo contenitore provoca una depressione che risucchia il liquido contenuto nel secondo. Su caffettiere di questo genere furono presentati decine di brevetti e il successo non mancò, soprattutto quando fu possibile costruirle con vetro robusto e sicuro, perché solo raramente erano costruite in metallo. Il metodo velocizza la percolazione, ma queste caffettiere sono fragili e abbastanza macchinose nell’uso e nella pulizia per cui buona parte del vantaggio è perduto. In compenso danno caffè di ottimo profilo sensoriale, seppure molto simile al filtro. Impagabile è invece la scena che offrono al cliente, tanto che, soprattutto in Asia, si trovano molti locali che le utilizzano e sono stati costruiti modelli che facilitano molto l’operatore.

La pressione idraulica

Prima il conte francese Real (1830) e poi l’inglese Loysel (1854) realizzano caffettiere che sfruttavano la pressione idraulica attraverso una colonna d’acqua posta sopra il macinato, giungendo a l l ’ e n c o m i a b i l e risultato di poter utilizzare un caffè molto più fine e quindi di esaurirlo decisamente meglio. Dei due ebbe fortuna soprattutto Loysel: della sua caffettiera ne vennero costruiti esemplari raffinati e/o monumentali per tutto il XIX secolo e oltre.

La pressione di vapore

La forza del vapore era già nota agli antichi greci, ma è il 1800 il secolo delle macchine a vapore, degno sostituto del lavoro animale in molti ambiti. Pare quindi logico che il caffè non sfugga all’attenzione di inventori e aspiranti inventori, anche perché, a parte rare eccezioni, il calore e l’acqua per fare il caffè ci vogliono. Uno dei primi brevetti rinvenuti e quello di Louis Bernard Rabaud del 1932 e riguarda una caffettiera in cui l’acqua veniva spinta attraverso il pannello mediante tensione di vapore. A questa antesignana della nostra moka segue nel 1833 la macchina a fontana di Samuel Parker, nel 1838 la caffettiera di Alexander Lebrun, nel 1857 l’invenzione di Giovanni Maria Loggia e nel 1878 la caffettiera a due corpi di Eike per passare poi a macchine più grandi come quella di Angelo Moriondo del 1884 e Luigi Bezzera del 1905. I risultati conseguiti aprivano le porte all’espresso come lo intendiamo oggi: per quanto queste macchine raggiungessero a malapena due atmosfere di pressione, si dimostravano decisamente più veloci e offrivano un esaurimento più completo della polvere. Ma la loro potenza era in funzione della temperatura, decisamente poco rispettosa dell’aroma contenuto nelle cellule vegetali.

La pressione meccanica

Che il vapore fosse un ottima risorsa, ma non quella ottimale per il caffè, se ne accorse già Francesco Illy nel 1935 che brevettò una macchina ad aria compressa. Achille Gaggia nel 1947 brevetta un gruppo in cui è l’estensione di una molla a generare sull’acqua di estrazione una pressione di circa 8 atmosfere. Questa scoperta, unitamente al lavoro compiuto da centinaia di torrefattori nell’arco di oltre un secolo, porta al nostro Espresso Italiano. L’opera si compirà con Faema che, nel 1960, applica per prima la pressione attraverso una pompa volumetrica. La E61, lanciata l’anno successivo, farà storia.

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte: Cafeole

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Ormai sono in commercio svariate macchine del caffè che hanno un sistema a capsule o a cialde. Questo sistema permette di gustare a casa propria un caffè facile da realizzare e buono come quello del bar. Ma quale di questi sistemi è il migliore? Ci sono differenze nel risultato fin12208696_10207067094867191_4531244479031006241_nale di capsule e cialde?

Cercheremo di esaminare le due categorie ai fini di orientare la nostra scelta sul sistema migliore, quello che possa offrirci, dunque, l’espresso più buono.

Questo discorso non dipende dalla marca scelta: le differenze restano le stesse, sia che si tratti di cialde originali Nespresso ad esempio, che di cialde compatibili Lavazza a modo mio.

Differenza visiva tra cialda e capsula

La prima differenza è quella visiva. Le capsule, infatti, hanno forma cilindrica e sono realizzate in plastica e alluminio. Le cialde, invece, sono piatte e di carta e vengono realizzate tramite atmosfera protetta per conservare al meglio le qualità e l’aroma del caffè.

Le due categorie si differenziano anche per la quantità di caffè: le capsule contengono una quantità di caffè variabile (va dai 5 grammi delle cialde Nespresso e dolce gusto ai 7 grammi di quelle Lavazza blue e a modo mio), le cialde invece contengono una quantità standard (7 grammi).

Il processo di confezionamento

La seconda differenza, invece, è nel confezionamento. La forma delle capsule serve a proteggere il caffè dagli agenti esterni, invece le cialde vengono confezionate con caffè già torrefatto in atmosfera protetta e vengono chiuse ermeticamente.

Prendiamo una delle poche miscele disponibile sia in cialde che in capsule, ovvero Lavazza a modo mio. Confrontando la versione in cialde (che sarà compatibile, perché Lavazza non le produce di suo) con quella in capsule (che sarà invece originale), la differenza, sia nei materiali utilizzati che nel peso degli stessi, risulterà abbastanza immediata.cialde

Focus sul gusto: tutta la verità

Per quanto riguarda il gusto, questo è molto soggettivo. Ci sono sicuramente differenze per quanto riguarda la resa finale.

Un sistema a cialde dà la possibilità di avere maggiore scelta tra diversi produttori e tipologie di caffè, quello a capsule, invece, è solitamente legato ad una marca precisa, che poi è solitamente anche la marca della macchina prescelta.

Se quindi in famiglia abbiamo preferenze diverse riguardo le marche, possiamo optare per le cialde, in maniera tale da spaziare tra, ad esempio, Lavazza espresso pointBorboneNespresso e dolce gusto. Se invece abbiamo tutti una sola preferenza sarà possibile acquistare una macchina del caffè della marca specifica che preferiamo.

Attenzione in fase di acquisto

È importante sapere, però, che questa scelta tra sistema a capsule e a cialde deve essere fatta a priori perché non esistono macchine del caffè che possano essere compatibili con entrambi i sistemi.

Al contrario, esistono macchine del caffè che sono compatibili sia col caffè macinato che con le cialde.

Questo è un punto a favore per le cialde, infatti ci permette di cambiare il tipo del caffè prescelto e di alternare l’uso delle cialde con quello del caffè macinato.

Le cialde si rivelano quindi più versatili. Potremo alternare le nostre miscele preferite senza problemi, o sostituirle del tutto con caffè macinato se desideriamo cambiare ulteriormente.

Al contrario, un grande pregio del sistema a capsule è nella facilità di utilizzo e nella più efficace conservazione del caffè.

I sistemi a capsule, inoltre, permettono di realizzare anche altre bevande come il thè, il cappuccino, etc. etc.

Il più grande svantaggio di questa categoria è nel prezzo: le capsule, infatti, hanno prezzi più alti rispetto alle cialde e spesso bisogna acquistarle solo dalla marca della macchinetta prescelta perché non se ne trovano sul mercato di compatibili.

E’ per questo motivo che, per alcune marche, troviamo sia sistemi a cialde che a capsule.

Ad esempio per quanto riguarda Lavazza a modo mio, esiste sia il sistema a capsule che quello a cialde compatibile.

Le cialde hanno, invece, dalla loro parte la comodità di essere sostituibili con il caffè macinato, nonché il prezzo decisamente più basso rispetto alle capsule.

Inoltre, essendo tutte della stessa forma ed essendo confezionate tutte con lo stesso sistema, sono sempre compatibili e questo estende di molto la possibilità di scelta finale

 

 

Fonte: Caffèsulweb

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Nella patria dell’espresso gli italiani sono abituati a consumare la tazzina al bancone del bar ma l’entrata in scena di Starbucks potrebbe introdurre una novità nel mercato del caffè. In Italia i bicchieri adatti a questa modalità di consumo sono commercializzati da Contexpan-bio

C’è a chi piace svegliarsi e prepararsi una bella tazza di caffè prima di andare al lavoro, mentre altri preferiscono stare un po’ più a lungo sotto le lenzuola e fare il coffee break fuori dalle mura domestiche. Negli ultimi anni in tutto il mondo il caffè per asporto è cresciuto in popolarità, ma non egualmente in tutti i paesi. In paesi come la Spagna o l’Italia, rappresenta solo il 3% delle consumazioni, mentre ad esempio in Giappone ne rappresenta quasi la metà.

Gli italiani in questo momento restano fedeli all’espresso e al suo rituale, che attira anche la curiosità dei media esteri. Lo scorso anno James Reynolds, giornalista della BBC, compiendo un’indagine in numerosi bar italiani ha addirittura cronometrato i tempi di consumo dei clienti dello stivale: 40 secondi netti. La maggioranza delle consumazioni si registra direttamente al bancone.

Il caffè per asporto modello Starbucks, è concepito viceversa per accompagnare il cliente dal bancone alla scrivania in ufficio, in un tragitto che può durare anche 30 o 40 minuti, è viene dunque servito ad una temperatura molto alta per far sì che la bevanda resti calda il più a lungo possibile.

E’ molto popolare in Nord America: rappresenta il 45% delle ordinazioni di caffè negli Stati Uniti e il 43% in Canada, ed è riuscita ad affermarsi anche in nazioni tradizionalmente legate al tè come il Regno Unito e la Cina. Questa modalità di consumo tende ad essere popolare in paesi con uno stile di vita molto frenetico.

Sarà interessante osservare l’ormai imminente ingresso di Starbucks nel mercato italiano, di cui abbiamo parlato alcuni giorni fa, e vedere fino a che punto riuscirà a trasformare le abitudini di una nazione, la nostra, intimamente legata al caffè.

A qualcuno, è certo, piacerà l’idea di andare in giro per la città con un bicchiere di macchiato o di caffè latte da consumare per strada o da portare a qualcuno. Una delle motivazione per la quale potrebbe attecchire è sicuramente la diversificazione di prodotti, visto che con questo format si può proporre una grande varietà di bevande a base di caffè. Inoltre, chi desidera dosi di caffeina più alte, potrebbe apprezzare il caffè all’americana che è maggiormente caffeinico rispetto a quello cui siamo abituati nello stivale. Da non sottovalutare poi l’aspetto dello status-symbol dato da un gesto visto più volte in popolari film e telefilm.

Insomma che sia per la voglia di sentirsi un po’ newyorchesi o perchè si è conosciuta ed apprezzata questa abitudine durante qualche viaggio all’estero, il caffè per asporto troverà sicuramente riscontro in diverse fascie di consumatori, in particolare tra le giovani generazioni che hanno girato le grandi capitali grazie ai voli low-cost di RyanAir e non solo.

 

 

Fonte: Cafèolè

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No18253746_10211232653445495_472148572_nn è una scusa per perditempo, al contrario la pausa caffè aiuta a mantenere la concentrazione e riduce gli errori. La conferma arriva da una ricerca condotta dalla London School of Hygiene and Tropical Medicine. Per chi è impegnato in turni notturni, dicono gli autori dello studio pubblicato su Cochrane Library, il caffè ha un potere equivalente alla pennichella e può ridurre gli incidenti dovuti ai cali di attenzione. Confrontando 13 ricerche su lavoratori condotte nell`arco di 20 anni, gli studiosi britannici hanno evidenziato gli effetti della caffeina sulla lucidità dei volontari nell`eseguire compiti.
I partecipanti agli studi dovevano, infatti, eseguire dei compiti nei quali era richiesta memoria, concentrazione, prove di ragionamento. I gruppi sono stati divisi tra coloro che ricevevano un placebo, chi schiacciava un pisolino e chi beveva una tazza di caffè. Anche se tra gli ultimi due gruppi non ci sono state differenze rilevanti, quelli che avevano consumato la bevanda nera erano più precisi e incappavano in meno errori.

 

 

Fonte: Ilsole24ore

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Caffè doppio cos’è e come si prepara

Il caffè doppio è semplicemente un doppio espresso. Spesso capita che la mattina si senta la necessità di bere una caffè più lungo del solito; il caffè lungo, però, ha una dose maggiore di acqua rispetto all’espresso o al caffè ristretto.

Nel caffè lungo la concentrazione di caffeina rimane sempre la stessa, aumentando dunque esclusivamente la dose di acqua; in questa preparazione si perde una parte dell’aroma intenso dell’espresso oltre che ad una parte della cremosità alla quale gli amanti del caffè sono affezionati.

Il doppio espresso invece è un buon compromesso tra il caffè lungo e l’espresso,una bevanda cremosa ed energica che permette di fare una buona colazione ricca di energia. Il caffè doppio, contiene esattamente 50cc di caffè a differenza dell’espresso normale che solitamente ne contiene tra i 20 e i 25 cc.

 

 

Come preparare il caffè doppio al bar?

Per preparare un buon ccaffe-doppio-screenaffè doppio al bar, bisogna semplicemente prendere il braccio da due porzioni, inserire il dosaggio esatto di due caffè, quindi quattordici grammi circa, premere con lo stantuffo eliminando il caffè in eccesso e attaccare il braccio alla macchinetta.

Per una buona riuscita del caffè doppio, inserite direttamente al di sotto dell’erogatore una tazza da cappuccino (preferibilmente di quelle calde, tenute sullo scalda-tazze) e lasciate che la macchina eroghi la bevanda. Una buona consuetudine per far sì che il caffè rimanga cremoso e non lasciare che il tempo di erogazione sia più lungo del solito, ma compiere l’operazione come se si stessero facendo due normali espressi.

Se invece avete una macchina nuova con lo spegnimento automatico, non dovrete fare nulla, solo attendere che la macchina da caffè termini l’erogazione.

 

 

Come preparare il caffè doppio con la macchina da espresso casalinga?

In base alla macchina da caffè che avete a casa, potete ottenere un caffè doppio in diversi modi. Con le capsule per espresso o le cialde, sarete costretti a versare un caffè per volta nella tazza del cappuccino o in una tazza in ceramica più grande, se la macchina non dispone dello spegnimento automatico, assicuratevi di non far scendere un caffè troppo allungato e di spegnere l’erogazione al momento che si forma una buona schiuma.

Per le macchinette che invece funzionano anche con il caffè in polvere, tutto dipende dalla capienza del braccio o del filtro della macchina, se avete un braccio che vi consente di fare due caffè nello stesso momento potrete semplicemente mettere la stessa porzione di due caffè e lasciarli erogare nella stessa tazza.

Infine, se avete una delle macchine da caffè espresso casalinghe più nuove, con macinacaffè interno, potreste trovare l’opzione doppio caffè direttamente tra le impostazioni della macchina, segnalando la quantità e l’intensità desiderata.

Varianti del caffè doppio

Questa bevanda può essere soggetta a variazioni quanto e come l’espresso tradizionale. Potrete infatti, creare una variante del caffè freddo, ossia il caffè doppio in ghiaccio, questo per essere preparato deve essere versato in un bicchiere di vetro come quello del latte macchiato, è preferibile servirlo con ghiaccio a parte ma se non è possibile potete mettere due o tre cubetti direttamente nel bicchiere, in ogni caso prima di mettere il ghiaccio è necessario zuccherare il caffè se lo si desidera dolce.

Il caffè doppio macchiato, o un cappuccino con caffè doppio, entrambi possono essere serviti nella tazza da cappuccino, il primo versando semplicemente un po’ di schiuma di latte all’interno della tazza, il secondo con una porzione di latte schiumato più abbondante e una spolverata di cacao.

 

 

Il doppio caffè in vetro, quest’ultimo prevede la stessa preparazione del classico espresso doppio, utilizzando però un bicchiere di vetro, va bene anche quello del succo di frutta o il bicchiere del latte caldo. Infine, potrete avere anche un caffè doppio lungo, o un caffè doppio ristretto.

 

Fonte: Caffèsulweb

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Il caffè è una delle bevande più amate a livello mondiale. Si ottiene dalla macinazione di  varie specie di alberi tropicali appartenenti al genere Cooffea. E’ una delle più importanti colture a livello commerciale, e rappresenta la seconda materia prima più preziosa dopo il petrolio.

Etimologia del nome caffè

La parola “caffè” deriva dal termine arabo “qahwa”, che anticamente indicava una bevanda rossa, dagli effetti eccitanti e stimolanti, utilizzata talvolta anche come medicinale.

Leggende sulla scoperta del caffè.

La scoperta dei chicchi di caffè è ancora sconosciuta, nonostante i numerosi miti circolanti.

La coffee-beans-618858_960_720più famosa leggenda vede come protagonista un pastore Etiope, il quale, un giorno, vide le sue capre mangiare voracemente dei chicchi rossi. Al momento egli non li diede importanza, ma la notte non poté non notare come tutti gli animali non riuscivano a prender sonno.

Il pastore decise così di ritornare nel luogo dove aveva visto queste bacche, le prese con sé e dopo averle macinate ne fece un infuso: il caffè.

I primi a sfruttare le proprietà di questa bevanda furono i monaci, così da poter rimanere svegli durante le veglie di preghiera notturne.

Diffusione del caffè

A partire dalla seconda metà del 400 il caffè iniziò a valicare i confini dell’Etiopia, prima diffondendosi in Medio Oriente, poi in Europa e infine nel continente americano.

Venezia fu la prima città italiana a conoscere e sfruttare il caffè, questo grazie ai suoi rapporti commerciali con l’Oriente. Nel 1720 venne inaugurato il celebre Caffè Florian, in piazza San Marco.

Le specie di caffè diffuse al mondo

Il caffè viene prodotto grazie alla macinazione dei semi dell’albero tropicale Coffee, appartenente alla famiglia delle Rubiacee.

Attualmente esistono quasi cento specie della pianta, ma sono poche quelle sfruttate per la produzione del caffè.

In particolare le due più utilizzate nel mondo sono:

  • Coffea Arabica: è quella più conosciuta e utilizzata, ed ha origine in Africa e in Arabia.

Il caffè prodotto da questa specie è descritto come una bevanda dal sapore dolce ma con un punto amaro e ricco d’aroma.

  • Coffea Robusta: trae le sue origine dall’Africa tropicale. Questi chicchi permettono di produrre una bevanda dal sapore più delicato rispetto al Coffea Arabica.

 

Altre varietà meno diffuse sono: il Coffea Liberica, il Coffea Mauritiana e il Coffea Excelsa.

I chicchi di caffè vengono raccolti grazie ad un processo conosciuto con il termine “picking, che consiste nello staccare dall’albero solo le ciliegie più mature.

Dopodiché viene tolta la polpa di questi frutti, che verrà lasciata prima fermentare e in un secondo momento essiccare.

L’ultima fase prima della torrefazione è quella della decorticazione.

Quando si parla di torrefazione si fa riferimento invece all’arrostimento dei chicchi di caffè, poiché essi vengono concretamente riscaldati.

 

Aree produttrici di caffè.

La maggior produzione di caffè avviene in Brasile, ma ad essa seguono molte altre nazioni, che esportano ogni anno, ecoffee-beans-691761_960_720normi quantità di questo prodotto: Vietnam, Colombia, Indonesia, Messico, India, Etiopia ed Ecuador.

Da queste nazioni partono, quotidianamente, enormi quantità di caffè che vanno a raggiungere tutti quei luoghi dove non è possibile produrlo.

Quasi tutti i paesi produttori e quasi tutti i paesi consumatori, fanno parte dell’Organizzazione Internazionale del Caffè, che ne regolamenta il mercato.

Il mercato del caffè.

Sotto il profilo commerciale ed economico il caffè è il secondo prodotto commercializzato a livello mondiale , dopo il petrolio, con un volume pari a circa 15 bilioni di dollari. Inoltre il mercato del caffè costituisce l’unica fonte reale di reddito per più di 20 milioni di coltivatori nel Sud del mondo.

Ogni anno in Italia vengono importate 324.000 tonnellate di caffè, ma non solo, grazie al processo di torrefazione, l’Italia ne esporta, annualmente, anche 3800 tonnellate.

Il mercato internazionale del caffè è nelle mani delle multinazionali: il 40% è rappresentato da multinazionali commerciali le quali svolgono solo l’intermediazione tra importatori ed esportatori mentre il restante 60% è rappresentato da multinazionali di trasformazione le quali vendono il caffè ai consumatori, già torrefatto e impacchettato. La più grande si trova in Germania, ed è la Neumann Kaffee.

Per alcuni paesi in via di sviluppo la produzione di caffè è fondamentale, molte famiglie non riuscirebbero a mangiare senza di essa.

Il mercato globale del caffè muove circa 90 milioni di dollari l’anno.

Nello scenario attuale è presente anche una certa preoccupazione: il direttore esecutivo dell’Organizzazione Internazionale del Caffè ha lanciato l’allarme per la veloce diminuzione delle scorte di chicchi di caffè.

 

Per quanto riguarda il prezzo del caffè, quest’ultimo varia in base all’offerta del prodotto sul mercato che può cambiare a causa di fenomeni climatici, delle politiche adottate dai governi locali che possono, a seconda dei casi, incoraggiare o scoraggiare la produzione.

Proprietà e benefici

Innanzitutto la caffeina, natur31958512_1832092430195005_1791011897986777088_nalmente contenuta nella sostanza, ha diverse proprietà benefiche: un effetto stimolante sulla secrezione gastrica e biliare; un effetto stimolante sia sull’attività cardiaca sia sull’attività nervosa; un effetto dimagrante in quanto aiuta ad utilizzare i grassi durante i dispendi d’energia.

Altre proprietà osservate negli ultimi studi sono quella antiossidante eantinfiammatoria.

Il caffè tuttavia, se consumato in maniera eccessiva, ha anche i suoi rischi: se bevuto in grandi quantità la secrezione gastrica può iniziare ad essere nociva, così come può comportare il rischio di insonnia e ipertensione.

Il limite di caffeina da assumere al giorno è fissato a 300 milligrammi, che equivalgono a 5 espressi.

Ad oggi nei bar possiamo osservare tantissimi metodi di utilizzo del caffè: l’espressoo il caffè lungo non sono più le uniche alternative.

Ormai esiste il caffè macchiato, il caffè al Ginseng, il caffè alla nocciola, il caffè al limone, il cappuccino, eccetera.

Chi ama il gusto del caffè ma non i suoi effetti può buttarsi invece sul decaffeinato.

Curiosità sul caffè

Vediamo ora insieme alcune curiosità sul caffè che vi lasceranno sicuramente sorpresi:

  • l’Italia è al dodicesimo posto nella classifica dei consumatori di caffè. Prima è invece la Finlandia.

Secondo le statistiche una persona consuma mediamente 1,3 kg di caffè ogni anno.

  • Del caffè non si butta via proprio nulla. I fondi possono essere infatti utilizzati sia in giardino sia negli interni di casa; può essere addirittura utilizzato per ravvivare il colore dei capelli castani.
  • Ci vogliono solo dieci minuti per iniziare a sentire gli effetti della caffeina.
  • Secondo alcuni studi è un prezioso alleato del fegato. Con 4 tazzine al giorno diminuisce notevolmente la possibilità di sviluppare la cirrosi.

Esiste una terapia, chiamata “Gerson”, che prevede l’utilizzo del caffè attraverso dei clisteri.

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Mentre il prezzo del caffè continua a salire a causa delle cattive condizioni climatiche in Brasile, viene da pensare che forse Luciano De Crescenzo non avesse tutti i torti: i caffè ce li dovrebbe passare la mutua.

Potremmo anche praticare l’austerity con altri cibi e bevande, ma se c’è una cosa a cui proprio non sappiamo rinunciare è il caffè, meglicaffe-freddo1o ancora se preso al bar. Siamo talmente devoti alla tazzina che prendiamo le distanze da chi non lo beve e, se proprio gli siamo amici, continueremo a farglielo pesare a ogni occasione utile.

IL CAFFÈ FREDDO È UN’OTTIMA OCCASIONE PER NON RINUNCIARE A QUESTA BEVANDA NEANCHE NELLA STAGIONE ESTIVA Nel calendario del caffettomane il mese di giugno è un momento delicato: si apre la stagione del caffè freddo. Per alcuni anche solo nominarlo suona come un’imprecazione, per altri è un piacevole modo per aumentare le occasioni di consumo.

Certo è che il vero addicted non sostituirà mai l’espresso del mattino con qualcosa di diverso ma, se proposto agli orari più insoliti, il caffè freddo può rivelarsi di ottima compagnia. Provateci a metà mattina, nel tardo pomeriggio o nelle sere estive durante le parole crociate in terrazza: rimarranno fissati nella memoria come i momenti più freschi della stagione.

Definito il quando, rimane da precisare il come. Già, perché nonostante l’ingrediente base sia lo stesso, i modi per preparare il caffè freddo sono tanti. Del resto siamo anche famosi per il campanilismo che alberga in ciascuno di noi. Alle tecniche italiane aggiungete anche quelle internazionali e il gioco è fatto: ecco dunque 8 ricette per preparare il caffè freddo.

1.Caffè in ghiaccio. Il Salento, con i suoi usi e costumi, le spiagge e il barocco, ha travolto l’intero Paese con la smania di saperne sempre di più su questa preparazione. Quella del caffè in ghiaccio è una consuetudine che si è fatta strada in tutta Italia anche per la semplicità di realizzazione: espresso bollente zuccherato oppure no, versato in una tazza di vetro colma di ghiaccio. Per fare i veri salentini, si aggiunge un filo di latte di mandorla. Va consumato in fretta prima che si annacqui eccessivamente. Ovviamente poi tutti in spiaggia.

2.Shakerato. È forse la versione di caffè freddo più richiesta al bar. Il caffè a temperatura ambiente è shakerato insieme a ghiaccio, zucchero e, perché no, anche liquore a piacere. Immaginate di berlo dopo un’estenuante fila in posta con il caldo che non concede tregua: vi sembrerà la bevanda più magica del mondo.
3.caffè mezzo freddo
Mezzo freddo. Siamo nella Sicilia Orientale. Qui si è soliti usare la parola mezzo per intendere un bicchiere o una bottiglia più piccoli del solito. Misteri linguistici a parte, il mezzo freddo è preparato con caffè espresso raffreddato lentamente e mantenuto a bassa temperatura fino a quando non viene unito a granita di caffè. Si beve nel bicchiere utilizzato per servire l’amaro e viene spesso completato con un tocco di panna montata dolce. In quest’ultimo caso si chiamerà mezzo freddo macchiato.
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Freddo vietnamita
Vietnamita. In Vietnam si è soliti bere caffè freddo in due versioni: il Cà Phê Đen đá, ottenuto a partire dal percolamento del caffè con l’aggiunta di qualche cubetto di ghiaccio alla fine, e il Cà phê sữa đá, un caffè freddo e macchiato. Prima di preparare il filtro del caffè, si versa del latte condensato in fondo alla tazza. Quando il caffè è filtrato, si mescolano i due liquidi e si versa il tutto in un bicchiere alto pieno di ghiaccio.

5Nuvola. Ricorda molto quelle creme di caffè che hanno fatto la storia del gelato industriale. Prepararlo è semplice, basta frullare e montare ghiaccio, caffè e zucchero. È l’ideale nei pomeriggi estivi passati a bordo piscina dopo pranzi con numeri indecenti di portate.

6.iced coffee
Iced coffee. Nelle catene internazionali preparano un caffè freddo diverso dal solito e molto abbondante: si può ordinare il caffè ghiacciato nel bicchiere da 1 litro. Sì, avete capito bene. Tentate pure di finirlo ma quando tornerete in Italia non fate i fondamentalisti chiedendo un espresso in tazza piccola, siate coerenti.

7Aromatizzato. Tanti preferiscono accostare un sentore di cioccolato, nocciola, banana, e tutto quello che ha molecole aromatiche forti come il caffè. Al caffè in ghiaccio va aggiunta una crema aromatizzata al gusto che si preferisce, compreso il cocco che ricorda le emozioni dell’isola deserta. Ognuno sogna a modo suo e anche il topping può aiutarci a viaggiare con la mente.

8.moka
Moka. Non possiamo sempre andare al bar per un caffè freddo. La versione casalinga è il miglior compagno delle sere estive e della borsa frigo portata in spiaggia. Preparate una serie di caffettiere a ripetizione, zuccherate e fate raffreddare. Aggiungeteci un filo d’acqua e versate tutto in una caraffa a chiusura ermetica (o una bottiglia di plastica, se siete tipi senza fronzoli). Congelate e tiratelo fuori mezz’ora prima di berlo. Agitate come barman acrobatici e godetevi il momento.

Abbiamo riunito le ricette più note con cui viene preparato il caffè freddo, ne conoscete altre? Quali sono le vostre preferite?

 

Fonte: Comunicaffè

 

 

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Qualcuno ama il caffè lungo, c’è chi lo prende normale, chi vuole un po’ di latte e lo desidera corretto, e infine c’è chi invece il caffè lo ama ristretto.

Il caffè ristr17634339_1439030829551465_4781379540241999014_netto consiste nell’ottenere la stessa dose di caffè in una minore di acqua, chi ama il caffè ristretto lo prende per il suo sapore forte la sua intensa cremosità e il suo alto contenuto di caffeina, in poco liquido.

Il caffè ristretto riporta le qualità dell’espresso in pochissimi millilitri, se lo ordinate al bar, noterete la sua ampia differenza con un caffè lungo, e la sua dimensione ridotta anche rispetto a un caffè normale.

 

Come fare caffè ristretto?

Per ottenere un buon caffè ristretto, non si deve fermare la macchinetta prima della fuoriuscita dell’intero caffè, ma bisogna far sì che scendendo lentamente quasi a goccia a goccia l’erogazione del caffè si fermi da solo, in questo modo è possibile bere un ottimo caffè ristretto.

Con la macchinetta per espresso professionale, dovrete inserire nel braccio del caffè, 7 grammi di caffè come nella dose di un caffè normale, successivamente dovrete stringere il braccio nella macchinetta con molta forza per non far entrare troppa acqua all’interno del filtro, e azionate la macchinetta se il caffè esce lentamente e con un colore scuro e denso, avrete ottenuto un ottimo caffè ristretto.

Con la macchinetta casalinga il concetto è lo stesso, se utilizzate la Moka, nella parte sottostante dove mettete l’acqua, dovrete riempirla per metà o poco più, mentre riempirete generosamente il filtro del caffè, in questo modo mettete la caffettiera a fuoco basso, in questo modo l’acqua arriverà a bollore più lentamente arricchendosi del sapore del caffè che alla sua fuoriuscita naturalmente non riempirà l’intera moka, ma avrà un gusto più marcato.

L’unica attenzione da apporre quando si fa un caffè ristretto, e di non bruciarlo, altrimenti il risultato sarà imbevibile, per non bruciarlo non bisogna superare la dose di caffè consigliabile e non creare una pressione superiore ai dodici chili al momento della pressatura. Per facilitarne la riuscita, le macchinette professionali moderne possiedono un bottone apposito per il dosaggio dell’acqua, che vi permetterà di ottenere un ottimo caffè ristretto semplicemente premendo il tasto apposito.

Prendere il caffè ristretto, vuol dire amare il sapore deciso del caffè, solitamente il caffè  ristretto si prende inoltre per digerire dopo i pasti, perché il suo elevato contenuto di caffeina e il suo gusto amaro da allo stomaco una sensazione più immediata di leggerezza, inoltre e ottimo anche dopo una serata nella quale si è bevuto troppo, o nel caso si abbia l’alito cattivo, un caffè ristretto amaro può attenuare il problema di alitosi. Il caffè ristretto è anche usato come base per altre preparazioni di bevande al caffè, come il caffè shakerato, per non disperdere il gusto a contatto con altri ingredienti.

Il caffè migliore per ottenere un buon ristretto è una miscela tra Arabica e Robusta, in proporzione 90/10, si può preferire una miscela più equilibrata che sia formata sia da caffè Robusta sia da caffè Arabica, al 70/30 per avere un a-cup-of-coffee-399478_960_720sapore molto più deciso nel caffè ristretto .

Il caffè ristretto solitamente, non è preso accompagnato, ma si preferisce berlo da solo, sia perché si presta poco al sorseggiarlo insieme a un cornetto, un pasticcino, o un qualunque dolce, sia perché la maggior parte delle volte si ordina la mattina per avere un concentrato di energia senza pari.

Aggiungere zucchero, o accompagnarlo con un dolce eliminerebbe la sua funzione di energetico, inoltre non è consigliabile prendere il caffè ristretto accompagnato dal latte perché ne eliminerebbe tutto il gusto e l’intensa cremosità data da questa ricetta, che se vuol essere apprezzata a pieno deve essere rispettata nella sua integrità, altrimenti si può semplicemente ordinare un’altra tipologia di caffè più gradevole al nostro palato.

Il caffè ristretto è una tipologia di bevanda, servita maggiormente sul territorio italiano, che offre una più vasta gamma di espresso, all’estero il caffè ristretto è inteso come un caffè espresso normale, a meno che non vi troviate all’interno di una caffetteria italiana, dove invece sarà possibile berlo senza restrizioni.

 

 

Fonte:Caffèsulwe

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Chi più dei baristi e gestori di attività ristorative ha bisogno di capire perfettamente cosa considerare quando si acquista una macchina da caffè?

Bene, se fate parte di questa categoria, e sopratutto se la vostra necessità è quella di acquistare una macchina da caffè per il vostro bar che sia perfettamente efficiente e congeniale siete nel posto giusto. Grazie alla nostra esperienza e al nostro know how vi guideremo passo passo alla scelta consapevole della macchina da caffè ideale per il vostro bar.

Le macchine del caffè per il bar non sono poi così diverse da quelle utilizzate in ambiente domestico: la differenza più importante è ovviamente la grandezza e la capacità.

Anche in questo caso dunque la macchina è costituita da una caldaia contenente acqua bollente; cosa accade nel momento in cui premiamo il pulsante? Semplicemente una parte dell’acqua della caldaia, dopo una pre-infusione, viene posta sotto la forza della pompa elettrica che le permette così di attraversare il caffè e di estrarre tutti i suoi aromi e i suoi profumi.

Ricapitolando quindi, la macchina per il caffè di ogni bar è composta da:

  • Caldaia, fatta in rame, ottone o acciaio. È necessaria per riscaldare e mantenere la temperatura dell’acqua.
  • Pompa elettrica: preme l’acqua nel caffè grazie ad una pressione di 9 atmosfere.
  • Manometro: indica la pressione per l’estrazione.
  • Il gruppo, composto dal braccio dove inserire il caffè e il porta filtro che ospita il caffè macinato e pressato.

Macchina da caffè per bar: guida alla scelta e principali produttori

La macchina del caffè per il bar è una spesa davvero importante. È un investimento economico di una certa entità e inoltre la sua qualità potrà cambiare in meglio o in peggio le sorti dell’attività stessa. Per tutti questi motivi, quando si deve acquistare una macchina del caffè per un bar la fretta e l’imprecisione devono essere eliminate e dimenticate.

A quale azienda dunque affidarsi per un acquisto così importante? Oggi vi aiuteremo nel rispondere a questa complessa domanda.

Ecco alcuni dei migliori produttori di macchine del caffè per bar, e quindi professionali:

  • Cimbali: questa marca è una delle più utilizzate all’interno dei bar, questo perché offre sempre materiali di alta qualità. Non vende solo macchine per il caffè, ma anche tutti gli accessori necessari comunque all’attività: il macinadosatore, di un’importanza fondamentale per la riuscita della bevanda; e la miscela stessa.
  • Faema: Molto amate da tutti i baristi sono anche le macchine per il caffè Faema, che propongono diverse tipologie di strumenti: tradizionali, superautomatiche, macinadosatori e altri accessori. Le macchine tradizionali sono quelle che partono dall’utilizzo del caffè in chicchi tostati e macinati; e solitamente sono quelle che si trovano maggiormente nelle migliori caffetterie. A volte la tradizione è infatti migliore del progresso.
  • Wega: nasce nel 1985 proprio con l’obbiettivo di produrre macchine per il caffè professionali e di alta qualità. Prima raggiunge una rapida espansione in Italia, e poi raggiunge addirittura gli Stati Uniti. Una delle migliori caratteristiche di Wega è la forte attenzione verso il cliente; il suo servizio assistenza è infatti infallibile.
  • Astoria: è uno dei più importanti non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Ogni anno produce oltre 30.000 macchine che vengono poi esportate in tutti e cinque i continenti, più precisamente in 130 paesi. Il marchio Astoria fornisce inoltre molta importanza anche all’aspetto ecologico, progettando così macchine il più possibile ecosostenibili.

L’opportunità del comodato d’uso

Quando un bar non ha la possibilità economica di investire subito un’importante cifra per la macchina del caffè professionale, allora può scegliere un’altra strada, quella conosciuta con il termine “comodato d’uso”. Cos’è il comodato d’uso? Semplicemente un marchio fornisce la macchina del caffè ad un’attività in maniera completamente gratuita per un tot di anni, ma il proprietario del bar deve obbligatoriamente acquistare il caffè sempre da quel marchio.

E per quanto riguarda il caffè? Quale miscele e quali tipologie di caffè sono perfette per questi macchinari? Quali sono i produttori più gettonati dai bar?Maccina Ready

Un ottimo marchio è innanzitutto quello della marca Danesi, caratterizzato da un sapore amaro non troppo intenso e da un leggero gusto di mandorle e cioccolato. Rispetto alla Danesi abbiamo però trovato marche effettivamente migliori, ad esempio la famosissima marca Illy. Quest’ultimo presenta un leggero aroma di agrumi e il gusto acidulo dei tipici caffè etiopi, il corpo è però purtroppo un po’ scarso.

Infine un’ultima marca che ci sentiamo di consigliare è quella della Milani, prodotta da una torrefazione comasca. Questo caffè ha un’ottima cremosità e persistenza. Anche il gusto amarognolo e acido sono al punto giusto. Unica nota dolente la scarsa presenza di aromi.

Ma d’altronde trovare un caffè davvero perfetto è spesso un’impresa impossibile, soprattutto perché entrano in gioco i gusti personali.

Infine l’ultimo strumento a cui dover collegare la vostra macchina del caffè, sempre per produrre una bevanda apprezzata, è il macinacaffe. Quest’ultimo permette appunto di macerare in autonomia i chicchi di caffè, raggiungendo così una qualità sicuramente maggiore a quelli già venduti in polvere.

Chi beve il caffè espresso dovrà ovviamente macinare i chicchi più finemente. Questo strumento dovrà quindi permettere assolutamente di regolare il grado di macinatura. Ricordatevi che i peggior nemici del caffè sono ossigeno, calore e luce.

Ovviamente il totale non contatto con questi elementi non si può evitare dunque macinate il caffè solo nel momento in cui dovete prepararne uno.

 

 

Fonte: caffèsulweb